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Filippo Bombara
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IL PENSIERO STUDIA LA MATERIA PER RAGGIUNGERE L’ASSOLUTA VERITÀ, COME UN FIUME ATTRAVERSA LA TERRA PER SFOCIARE NEL MARE.
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Filippo Bombara
Sullo sfondo una incisione di Gerusalemme datata 1839 di David Roberts.
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filippobombara@hotmail.com
Messina, 1571 - Le "Lega Santa" voluta dal Papa PioV, raduna le sue navi a Messina, sotto il comando di Giovanni d'Austria, fratellastro di Filippo II, re di Spagna. Il 7 ottobre si combatterà contro i Turchi una battaglia navale a Lepanto.
MESSINA - Il Duomo
MESSINA

Spulciando il libro:“Il sommario della storia di Messina”, pubblicato nel 1897, scritto dalla triestina Matilde Ferluga Fentler, sposata al palermitano Giacomo Oddo Bonafede, e vissuta con il marito, insegnante di lettere, in questa città, si scopre che la città di Messina è più antica di Roma.
Nel fare un breve riassunto degli avvenimenti principali che la riguardano, sarà necessario mischiare storia e leggenda. Messina sarebbe stata fondata nel 2148 a.C..
Tucidite afferma che si chiamava Zancla o Zancle ed il nome le fosse dato dai Siculi. Esso deriva da Zanclon o Zanclion, “falce”, parola che stava ad indicare la forma del suo porto naturale. Qualche altra fonte invece sostiene che si chiamava così da Zanclo che l’aveva edificata. Il nome definitivo di Messina deriva dai Messeni emigrati dalla Grecia tra il 550 ed il 500 a.C.. Con tutta probabilità fu la prima città fondata in Sicilia. Questa isola ha una superficie di 27.000 km quadrati. Fu dapprima battezzata Trinacria per la sua forma triangolare. Ha, a nord di Messina, il Capo Peloro, ora detto Faro, ad ovest capo Lilibeo, ora Boeo, a sud capo Pachino, ora Passero. Fu detta Sicania, dai Sicani, e Sicilia dai Siculi. Le leggende che riguardano Messina sono molte e la sua storia è intrecciata con quella della Sicilia, un’isola di sogno, che ha dato i natali a personaggi noti ed altri di cui si è persa la memoria. I racconti antichi ci parlano di giganti: Ciclopi e Lestrigoni. Uno di loro “Peloro” dà il nome al Capo Peloro. Orione la visitò, la fortificò e ne ingrandì il porto. La leggenda narra l’arrivo di Cerere, significando che i dintorni della città presero ad essere coltivati con profitto. I primi occupanti certi della città, venuti da fuori intorno al 2000 a.C., furono i Sicani, una popolazione forse della Catalogna, in Spagna. Intorno al 1270 a.C. arrivano i Siculi. Lo stesso Omero, a detta di Tibullo, Erodoto e Tucidide, vi soggiornò per descrivere meglio i luoghi nella sua Odissea, ed il transito di Ulisse tra Scilla e Cariddi. Lo storico Strabone(63a.C.-24d.C.) scrive che vi transitarono Giasone e i suoi 50 Argonauti sulla nave Argo (Veloce). Dionigi d’Alicarnasso(60-7 a.C.) menziona anche il passaggio d’Enea, fuggito da Troia. Dopo i Siculi vi sbarcarono i corsari di Cuma, città fondata dai Calcidesi provenienti dall’isola d’Eubea in Grecia. Furono essi i primi Greci che occuparono Zancla. A loro si unirono, in un secondo tempo, i Messeni.
Due poeti illustri vivono in città in questo periodo: Alcmene e Ibico. Pitagora vi transita, stabilendosi poi a Crotone. Senofonte Colofonio vi si rifugia dopo aver lasciato la Grecia. Dopo l’arrivo dei Messeni, le notizie sulla storia della città si fanno più certe. Per diversi secoli la città rimane coinvolta nelle lotte fra le varie colonie greche, sia in Sicilia sia in Calabria, e quelle fra gli Ateniesi ed i Cartaginesi, e tra Siracusa ed Agrigento. Alcibiade vi transita con una spedizione ateniese. In seguito un altro ceppo etnico, non d’origine greca, si stabilisce in Messina. Sono i Mamertini. Il loro nome deriva da Mamerte, Marte. Erano giovani guerrieri e provenivano dall’Abruzzo. Essi si erano stabiliti dapprima in Campania, poi erano scesi in Sicilia per combattere a favore di Agatocle di Siracusa. Da questa città alcuni si erano spostati a Messina. Dopo di loro abbiamo l’intrusione nella storia della città di Pirro, re dell’Epiro, che spadroneggia in Sicilia tra il 279 ed il 274 a.C.. Anche Annibale giunge a Messina, prima come amico e poi come nemico. I Messinesi per difendersi da lui e da Siracusa chiamano in aiuto i Romani. Nel 263 a.C. Roma entra nella storia della città e vi rimarrà per secoli. Il Console Appio Claudio, inviato da Roma, sconfigge Gerone di Siracusa, che assediava la città, e l’esercito cartaginese, alleato del dittatore. E’ di due anni dopo la battaglia al largo di Milazzo, durante la prima guerra punica, dove Appio Claudio ottiene la vittoria usando i rostri. Vista l’importanza che ha il suo porto ben munito e protetto, al centro del Mediterraneo, Messina si trova coinvolta in diverse dispute tra generali romani, quali Mario e Silla, Pompeo e Cesare, Ottaviano ed Augusto.
Vi soggiorna anche Cicerone che indaga sulle colpe del propretore Caio Verre. (Chi, frequentando il Liceo classico, non ha tradotto un brano delle orazioni contro Verre?).
E giungiamo nell’era cristiana. Una leggenda riferisce che San Paolo venne a predicare a Messina. Fece proseliti. Nominò Bacchilo primo vescovo. La leggenda racconta che con un’ambasceria di Messinesi tornò a Gerusalemme. Qui i notabili convertiti consacrarono la città a Maria e le resero omaggio. La Madonna dettò una lettera di gratitudine, le cui parole finali terminavano con la sua personale benedizione:”Vos et ipsam civitatem benedicimus”. Questa scritta oggi si trova ai piedi della colonna che sorregge la madonna all’entrata del porto della città. I legati riportarono lo scritto ai cittadini di Messina. Da quel momento la città fu dedicata alla “Madonna della Lettera”. L’avvenimento è celebrato ogni anno il 3 di giugno.
Dopo la morte di Teodosio, nel 395 d.C., l’impero romano viene diviso in orientale con a capo Arcadio ed occidentale con Onorio. La città si schiera con Arcadio nelle lotte successive. L’imperatore premia la fedele Messina e la dichiara città principale di tutto l'impero, al pari di Costantinopoli, dandole il titolo di Protometropoli della Sicilia e della Magna Grecia, esonerandola da qualsiasi dazio o gravezza e concedendole il perpetuo governo della Sicilia. La città rimane sotto l’influenza bizantina fino al 976. Fu l’ultima città siciliana a cadere nelle mani degli Arabi Saraceni che provenivano dal nord dell’Africa. Messina ritornò ai Bizantini nel 1038, grazie alla spedizione militare inviata dall’imperatore Michele IV di Paflagonia(una regione a nord dell’Asia Minore, sul Mar Nero). La spedizione era comandata da Giorgio Maniace, un generale d’origine greca che aveva il supporto del principe Landulfo di Capua, del principe Guaimero di Salerno, di Guglielmo Ferrabaco e di Roberto il Guiscardo(l’astuto) ed i suoi fratelli Normanni. Venti anni dopo, nel 1058, i Saraceni ripresero la città. Alla fine del 1061 Messina è definitivamente liberata dai Saraceni ed il normanno conte Ruggero entra trionfante in città.
Il regno normanno dura 134 anni, fino al 1195, e sulla scena della città si avvicendano Ruggero I e II, Guglielmo il malo e Guglielmo il buono. Seguiranno Tancredi ed il figlio Ruggero III, e Costanza d’Altavilla.
Quest’ultima, sposata in seconde nozze con il tedesco Enrico VI Hohenstaufen dà il via all’ingerenza degli Svevi in Sicilia. Dopo Enrico VI governa Federico II. Alla sua morte succedono Corrado IV e Manfredi, figlio naturale di Federico.
Dopo la morte di Manfredi nella battaglia Benevento(1266), Corradino cerca di contrastare le pretese angioine al regno di Sicilia, ma non vi riesce. Viene ucciso nel 1268 a Napoli, dopo aver perso la battaglia di Tagliacozzo.
Il regno di Carlo I d’Angiò e dei francesi dura solo 14 anni, fino al 31 marzo 1282, quando scoppiano i “Vespri Siciliani”.
Il periodo francese è uno dei peggiori sofferto dall’isola. Le violenze, i soprusi e le continue ruberie degli Angioini esasperano i siciliani. La rivolta inizia a Palermo e si espande in tutta l’isola. I baroni siciliani offrono la corona della Sicilia a Pietro d’Aragona, sposato alla figlia di Manfredi. Questi accetta e sbarca a Trapani e va poi a Palermo per organizzare la guerra contro i francesi. I Messinesi resistono all’assedio delle forze di Carlo d’Angiò. Dina e Clarenza, due donne del popolo, divengono famose per aver dato l’allarme contro un attacco notturno alla città. Due statue le raffigurano nel campanile del Duomo mentre suonano le campane per richiamare i difensori della città. La lotta fra Aragonesi e Angioini dura ventanni, fino al 31 agosto 1302 quando viene firmata la pace di Caltabellotta. Il periodo che segue non è in ogni caso felice. Dopo Pietro, regna Federico III suo figlio. Alla sua morte sorgono lotte intestine fra le famiglie Ventimiglia, Palizzi ed i Chiaramonte. Nessuno dei re designati riesce a governare la Sicilia fino al 1416, quando sale al trono di Spagna Alfonso il Magnifico. Da questo momento un lunghissimo periodo di malgoverno cala su tutta la regione. I re di Spagna abbandonano la Sicilia al governo dei Vicerè. Messina risente di questo. L’unico sprazzo di luce è dato dalle opere di Antonello da Messina(1430-1479), il primo a portare in Italia la tecnica di pittura ad olio.
Nel 1458 nasce l’Università di Messina.
Gli anni successivi sono pieni di vicissitudini. Spesso si avevano terremoti e la peste dilagava di tanto in tanto.
Nel Mediterraneo, dopo la caduta, nel 1453, di Costantinopoli ed il disfacimento dell’impero Bizantino, le coste cristiane subiscono anche incursioni di corsari turchi ottomani, provenienti dall’Africa. Era re di Spagna Carlo V che ebbe per un determinato periodo alle sue dipendenze il genovese Andrea Doria. Quest’ammiraglio, usando come base navale Messina, combatte varie volte contro la flotta ottomana, insediata in Tunisia, di Khair Ed-Din, detto il Barbarossa, a sua volta ammiraglio di Solimano.
Nel 1571, nel mese di agosto, sotto il regno di Filippo II di Spagna, confluiscono in Messina, sotto il comando di Don Giovanni d’Austria, fratellastro del re, diverse navi e truppe per far fronte ai Turchi che avanzano nel Mediterraneo ed in Europa interferendo nei commerci del mondo cristiano.
Vi partecipano le forze spagnole; quelle di Gian Andrea e Niccolò Doria; del papa, condotte da Marcantonio Colonna; di Venezia, con a capo Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo; di Genova, con Ettore Spinola e Alessandro Farnese; di Malta con Pietro Giustiniani; del Duca di Parma, Alessandro Farnese; del Duca di Savoia, comandate da Andrea Provana di Leinì; del Principe Grimaldi e molte altre. I messinesi che partecipano sono il Conte di Condojanni don Vincenzo Marullo, con due galee, e il barone don Pietro Parquet de Guevara al comando di 18 galee. La flotta, così riunita e composta, parte da Messina il 16 settembre. Il 7 ottobre ingaggia battaglia a Lepanto, nelle acque greche. Ritorna vittoriosa a Messina il 2 novembre. Sono di questo periodo le figure insigni e misconosciute, dell’Abate matematico Francesco Maurolico, del poeta Girolamo La Rocca, dell’Ammiraglio Martuccio Costanzo, dei fratelli astronomi e geografi Pietro e Francesco Anzalone, dello storico Pietro Biondo, del pittore Salvadore D’Antonio allievo di Antonello.
Dopo Lepanto continua il periodo dei vicerè. La carestia fa scoppiare contro gli Spagnoli diversi moti popolari. Uno dei più cruenti avviene nella primavera del 1647. A Messina, tra il 1671 ed il 1678, si hanno moti fra le fazioni dei nobili, detti Malvezzi e dei popolani, detti Merli. La città si ribella contro gli Spagnoli, a favore del re di Francia Luigi XIV e ne chiede l’aiuto. L’11 febbraio 1675 si ha uno scontro navale al largo delle isole Eolie con vittoria francese.
Ancora due battaglie navali si hanno nel gennaio, alle Eolie, e nel marzo del 1676 al largo di Augusta.
Avviene però che nel 1678 la Francia abbandona al suo destino, per ragioni politiche, la città, che al ritorno degli Spagnoli viene privata della Zecca e di ogni privilegio e ridotta in povertà. Con Filippo V sul trono di Spagna nel 1700, migliora la situazione in città. Dopo la firma del trattato di Utrecht l’11 aprile del 1713 la Sicilia viene ceduta al Duca Vittorio Amedeo di Savoia, proclamato re di Sicilia il 24 dicembre dello stesso anno. L’architetto messinese Filippo Juvarra è chiamato a lavorare a Torino. Un censimento di quegli anni afferma che gli abitanti dell’isola ammontavano circa a 1.124.000, ed a Messina erano circa 40.500. Nel 1718 la Spagna cerca di impadronirsi di nuovo della Sicilia ed entra in conflitto contro Francia, Inghilterra, ma scatena reazioni che si concludono nel 1720. La Sicilia passa all’Austria ed i Savoia ricevono in cambio la Sardegna. Dopo 14 anni la situazione cambia. Carlo III di Borbone, spagnolo, figlio di Filippo V e d’Elisabetta Farnese diviene re di Napoli e Sicilia(Regno delle due Sicilie). Siamo giunti al 7 settembre 1734. Inizia l’ultima dominazione straniera. Il 20 marzo del 1743, una nave genovese, al servizio di Napoli, comandata dal capitano Iacopo Bozzo, porta a Messina la peste. La peste ebbe termine il 15 agosto. La popolazione era al tempo di 62.755 anime; ne rimasero appena 11.436. Nel 1759 Carlo III è nominato re di Spagna. Il figlio Ferdinando, di appena nove anni prende il suo posto. Il 5 febbraio 1783, poco dopo mezzogiorno, a Messina si ha un forte terremoto, seguito dal maremoto. Per sette giorni le case di legno bruciano alimentate da un vento fortissimo. Il numero esatto dei morti non si conosce. Molti riescono a scampare ai primi scuotimenti e fuggire.
La rivoluzione francese del 1789 propaga ovunque idee di libertà. Con la salita al potere di Napoleone sono sovvertiti i vecchi poteri in Europa. Ferdinando è costretto a lasciare Napoli ed a rifugiarsi in Sicilia. Ritorna a Napoli dopo la restaurazione nel 1815. Nel 1820 è costretto da una rivoluzione, iniziata ad Avellino, e propagatasi ovunque, ad emanare una costituzione. Il congresso di Vienna del 1821 obbliga però Ferdinando a reprimere la libertà data. A Messina la carboneria è in fermento. Il Generale Rossaroll difende la costituzione, ma poi è costretto a fuggire. I moti rivoluzionari cessano col sangue di parecchi insorti. Il re Ferdinando muore nel 1825. Il figlio Francesco I regna cinque anni, seguendo le orme del padre. Alla sua morte nel 1830, sale al trono il figlio Ferdinando II. Nell’isola ed a Messina, in particolare, si partecipa alla Carboneria e molti si sentono attirati dalle idee di Mazzini e della “Giovane Italia”. I moti del 1831 e 1837 sono repressi con la morte dei rivoluzionari. Il 25 luglio 1844 avviene in Calabria il sacrificio della spedizione dei fratelli Bandiera.
Il 1 settembre 1847 scoppia un’insurrezione a Messina soffocata nel sangue. Un altro moto sorse il 12 gennaio 1848 a Palermo, seguito il 24 da Catania ed il 29 da Messina.
La città rimase in lotta contro i forti borbonici assediati per circa nove mesi. Cadde definitivamente il 7 settembre.
La Sicilia ritornò tutta sotto il controllo borbonico il 15 maggio 1849. Solo il 27 luglio 1860, con l’ingresso di Garibaldi, Messina, ultima città liberata dal giogo borbone, avrebbe potuto gustare il primo vero anelito di libertà e speranza. Nel periodo del regno dei Savoia Messina segue la sorte di tutte le altre città dell’isola. Si cerca di sviluppare le attività agricole. Il porto opera moltissimo con il commercio degli agrumi e dei vini. Si forma un’elite culturale che ospita anche intellettuali stranieri. Lo spirito coloniale fa espatriare molti in cerca di fortuna oltre mare in Eritrea ed in Somalia ma anche nelle americhe. Molte famiglie partono. Molti periscono durante il viaggio. I più non torneranno mai. Circa 3 milioni di siciliani emigrano dal 1869 al 1914. Molti sono i cittadini di Messina e provincia che s’imbarcano alla ventura. Ancor più tragica è la situazione della città quando, il 28 dicembre 1908, è colpita dal tremendo terremoto e maremoto. Periscono intorno alle 80.000 persone. E’ un’ecatombe. Le attività commerciali della città risulteranno paralizzate per anni. I cittadini che rimangono vivranno dapprima sotto tende, poi in baracche malsane per decenni. Moltissimi emigrano in cerca di speranza. Molti giovani feriti ed orfani, salvatisi dal disastro, sono evacuati e trasferiti chi a Napoli, chi a Catania. All’inizio del XX secolo anche la Libia offre qualche possibilità di rifarsi una vita. La fine della 1^ Guerra Mondiale porta altre miserie oltre che morte. Sette medaglie d’oro vanno a militari di Messina. Il più noto è Luigi Rizzo.
Ricominciano le migrazioni all’estero verso il sud dell’america. Si aggiunge anche l’Etiopia fra le nazioni che ricevono messinesi. Il 5 agosto 1943 Messina è liberata dagli americani del Generale Patton. Gli anni ’50 vedono altre emigrazioni verso l’Australia. Gli anni ’60 vedono immigrazioni verso l’Italia settentrionale. Torino, Milano, Genova sono i centri che accolgono più messinesi. Il mio resoconto su Messina si ferma qui, ma non la sua storia. Ho voluto omettere di proposito i fatti delittuosi o di mafia; sarebbe troppo lungo elencarli e non è lo scopo del mio scritto. Molto è stato quindi omesso e ci sarebbe ancora da dire e commentare, ma è bene non andare oltre.
Nove pagine sono troppe per alcuni da leggere, ma anche poche per riassumere 4000 anni di storia di una città e dei suoi abitanti.
La mia città natale
STEMMA DI MESSINA DONATO DALL'IMPERATORE ARCADIO NEL 407 d.C. PER ESSERE STATO AIUTATO DALLA CITTA' DURANTE LA GUERRA CONTRO ONORIO. LA CITTA' FU ANCHE ELETTA A PROTOMETROPOLI DELL'IMPERO ROMANO BIZANTINO.
   
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